Leggere certe cose fa venire il dubbio se chi scrive abbia mai guardato intorno a se, abbia calibrato il flusso dell’inchiostro della propria penna, o abbia uno sponsor importante che gli abbia richiesto di scrivere con gran enfasi delle assurdità galattiche. La prima pagina de “La Brenta” sedicente Periodico di informazione, Opinione, Attualità e Cultura del Canale di Brenta riporta un doppio articolo a firma di Giuseppe Cian Seren per il quale non posso fare alcun link, perché il giornale in questione è solo ed esclusivamente cartaceo (forse l’unico ormai) e come tale non consente alcun contraddittorio se non fra due mesi (se va bene e se la redazione lo pubblica). Mi limiterò a citare qualche passaggio per argomentare, sperando che qualcuno legga l’articolo per intero. Partiamo dal titolo: “Energia Potenziale. Il petrolio dei montanari. L’acqua è per tutti una risorsa?”. Lo scrivente con Energia potenziale si riferisce alla possibilità di creare energia elettrica dall’energia cinetica del fiume. “Il petrolio dei montanari”: questa è già una delle sparate più grosse e insulse che si possano dire. In Canale di Brenta non vedo emiri, e se c’è una cosa che sarebbe sacrosanta e non c’è, è l’elargizione di energia ai comuni coinvolti nella captazione di acqua dalle centrali già esistenti.
Alla domanda “l’acqua è per tutti una risorsa ?” abbiamo già risposto con un referendum e ci aspettiamo che tale volontà popolare venga rispettata.
Dal testo: “Lo spreco dell’acqua si combatte con la captazione, cioè con bacini di accumulo in montagna e in pianura, Lasciar defluire l’acqua è da considerarsi mera imbecillità”. Caro Sig. Giuseppe, anche se può sembrare sagace l’idea di risparmiare l’acqua, le è mai passato nella mente che cosa significhi trasformare una zona a carattere torrentizio in un ambiente lacustre? O peggio ancora privo di acqua? Non è in discussione l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’acqua, ma lo sciacallaggio di pochi ( e certamente non residenti) a danno di un ecosistema che rende così caratteristica la Valbrenta.
“…4-5 progetti giacciono presso la Regione perché, per qualcuno, sono una grave fonte di impatto ambientale.” Quel qualcuno forse ha capito che anche uno solo di questi progetti venisse realizzato, creerebbe ulteriori complicazioni nel già difficile tentativo di ripopolazione dell’ittiofauna, nella garanzia di regolare deflusso di acque purificatrici benefiche, senza nessuna garanzia di avere collaborazione nella regimazione in caso di piene (diga del Corlo ’66 docet). L’avi fauna si troverebbe ad nuovo mutamento e quindi ad nuovo riassetto delle specie, e il clima subirebbe ancora mutamenti (mi dicono che prima dell’esistenza della diga del Corlo il clima fosse un po’ meno umido, e che a Cismon la nebbia non esisteva).
“…l’energia cinetica che muove l’acqua era ben utilizzata dai nostri avi, basta ricordarci il suo utilizzo: magli, mulini, cartiere, la fluitazione, le zattere.” Questa perla di rimembranza storica forse vuole dare poesia al pezzo ma non tiene conto che magli, mulini e cartiere utilizzavano ruote e canalizzazioni che poco toglievano al flusso regolare del fiume e soprattutto che l’unico sciopero organizzato con tanto di manifestazione che si ricordi in valle fu fatto dai zattieri perché la captazione delle acque del Brenta da parte della costruenda centrale di Carpanè avrebbe reso loro problematica la navigazione e la fluitazione.
“…l’energia potenziale, energia che cresce con l’andamento dell’altitudine dei luoghi. Essa è il petrolio dei montanari.” Sarà anche vero che esiste questa energia, ma ogni volta che esiste un progetto di intervento (di solito devastante per la valle) non mi risulta che i residenti, la municipalità, le associazioni vengano interpellate sulla fattibilità di un progetto che porta ricchezza altrove e rischia di lasciare solo devastazione.
Nell’articolo sottostante che porta la stessa firma , dopo aver osannato consorzi, bacini e progetti , ci sono due passaggi interessanti: “Forse ha vinto l’uso ludico del fiume…” e “ L’uso ludico del fiume è il solo utilizzo valido per il nostro Brenta?” Caro signore io non so cosa intenda Lei per ludico, ma credo che i cinque cerchi di cui si fregia Valstagna, e anche senza quelli, la tradizione ormai cinquantennale della vera scuola per la canoa, la fucina di campioni nelle specialità fluviali in tutta la zona, tre imprese che si occupano di turismo fluviale, la grande quantità di appassionati pescatori non solo locali, e l’infinità di gitanti che cercano il fresco in Valbrenta, Le possano ampiamente spiegare che non si tratta di un gioco ma che è tempo di ragionare sul turismo ecocompatibile che già esiste e che non va distrutto con una nuova centrale idroelettrica ma incentivato risolvendo il problema del soffocamento da traffico.
Marco Piacentini
domenica 7 agosto 2011
Che dire sulla prima pagina de “La Brenta”?
Pubblicato da
themistocles
a
01:38
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)










1 commenti:
Poveri rozzi montanari che hanno “l’oro nero” che gli scorre sottocasa e lo
sprecano per scopi ludici !!?
Ci sarebbe da sorridere e non dar peso a tali incredibili affermazioni, se
l’argomento non fosse riportato in prima pagina di un periodico locale che
si definisce “periodico di informazione e cultura del canale del Brenta”.
L’articolo in prima pagina, a firma di un componente del comitato di
redazione, sottintende una chiara presa di posizione di “La Brenta” che,
salvo auspicabili smentite, sembra schierarsi a favore della recente
concessione rilasciata per una derivazione dal fiume Brenta, mentre tutti
gli Enti pubblici, le Associazioni sportive e sociali intendono incontrarsi
e coordinarsi per produrre ricorso avverso questo provvedimento.
L’articolo, del resto ben farcito di dati e citazioni, lascia sconcertati e
avviliti nel constatare come il fiume sia percepito: mera energia
potenziale. Un fiume che percorre e caratterizza un territorio, ne scrive la
storia e l’evoluzione, è semplice “cinesi” , acqua che cade e scorre!
Che sinistra analogia con quanti, amministratori locali compresi, vedono nei
monti e nelle conoidi di valle un ammasso di sterili massi, senza anima ne
storia, utili soltanto se cavati, frantumati ed altrove utilizzati.
Cosa si dovrebbe dire di quei “ludici giocherelloni” che hanno rilanciato
l’economia di intere valli con un utilizzo sostenibile, condiviso e
compatibile del fiume che le percorre; quei impenitenti festaioli della Val
di Sole che “giocano” sul Noce, con il beneplacito delle loro
amministrazioni, degli enti per il turismo e di tutti gli albergatori
locali; per non parlare dei loro omologhi della valle slovena dell’Isonzo,
che invece di emigrare come i loro padri, far la fame o svendere la loro
“liquida energia potenziale”, sguazzano e si perdono in ludiche attività sul
loro fiume, ora meta di un turismo di qualità da mezza europa.
Quando mai riusciremo a vedere il territorio e le sue risorse come beni
comuni, unici ed indivisibili a disposizione non solo dei residenti, ma
anche delle future generazioni; risorse inalienabili da valorizzare e
preservare, non beni di consumo o mezzi di produzione.
Che triste ottusa politica deve ancora dilapidare queste valli prima che ci
rendiamo conto di quanto perdiamo ed abbiamo perso in ricchezza di ambienti
e risorse, in ultima analisi in qualità di vita !?!
roberto sessi
Posta un commento