Siamo alle solite, le mille compagini microscopiche sostenitrici di autonomia, autogoverno, autodeterminazione di popoli, secessionisti, antistatalisti, anticentralisti etc. etc. quando sono in aria di elezioni cominciano ad agitarsi, si scindono si ricompongono si spaccano e si ricoalizzano, il tutto in una percentuale di voti sperati del 2%. A chi giova? A tutti, meno a chi, da elettore, è convinto che l’idea dell’identità territoriale e dell’autogoverno locale sia un giusto ideale da perseguire e lamenta la mancanza di un soggetto politico maturo che ne porti avanti le ragioni. E’ probabile che tutti i Veneti pensino che sarebbe meglio che la propria regione si vedesse riconoscere come una regione a statuto speciale, con ampia autonomia amministrativa e con profonda coscienza storica.
E’ altrettanto probabile che quasi nessuno sa a chi rivolgersi affinchè questo venga dibattuto.
E’ ormai evidente che la Lega Nord, nata con i medesimi propositi, si sia evoluta fino a diventare partito di governo nazionale, senza più possibilità di retromarce, e sbandierando con studiata teatralità la propria proposta di legge federalista, cerca di imbrigliare senza disordini tutti i gruppi che l’autonomia la inseguono sul serio (Sardi, lumbard o veneti che siano).
L’orgoglio di costituire un gruppo Venetista trasuda di forte autodeterminazione, richiama alla grande Serenissima, alla gloriosa storia della regione. Ma spesso questo degenera nell’autodefinizione di “superiore” e quindi aspirante dominatore, conquistatore, denigratore di qualsiasi cosa non sia Veneto. Da qui le derive xenofobe, l’opposizione all’immigrazione, l’autoconnotarsi di atteggiamenti di cameratismo, di logiche militaristiche all’ombra del Leone Marciano. Questo la Lega lo sa e infatti in Veneto ha raccolto notevoli consensi, sta governando, ha sindaci, ma non come movimento autonomista, bensì come partito di governo del centro-destra.
Quanto sarebbe bello se si cominciasse a ragionare sul fatto che l’Autonomismo è un concetto concreto, che abbisogna di un programma fatto di obbiettivi, di studi, di regole, di idee, per l’autogoverno e lo sviluppo futuro del Veneto. Non può e non deve essere un concetto di destra o di sinistra, è un’idea “super partes”, non può essere distratto da temi che esulano dalle necessità di riorganizzazione del governo della regione. Quando finalmente si farà strada la convinzione che si deve lavorare per una nuova forma di gestione del territorio più vantaggiosa e remunerativa fuori dalle logiche di poltrona, allora il piccolo gruppetto potrà diventare partito con i consensi di molti elettori del Veneto.
In una logica puramente elettorale, in odore di regionali, beh…ogni alleanza è possibile purchè non si perda mai di vista il vero obbiettivo. Anche la sinistra ha un elettorato “Venetista” e la vivacità è garantita vista l’affluenza alle primarie. Un grande pericolo: i soliti “poltronisti” di professione che inducono ad apparentamenti improbabili solo per questioni di calcolo di voti. Le genti Venete non amano più i soliti giochini sotto banco!
mercoledì 28 ottobre 2009
Automatismi autonomistici
Pubblicato da
themistocles
a
22.12
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1 commenti:
Doge furlan porta gran dan!....
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